Una petizione sulla vicenda Smartbox: per comprendere la situazione italiana

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La notizia potrebbe scatenare una vera e propria ‘bomba’ e forse per questo motivo non è stata ancora resa nota all’opinione pubblica. Si tratta della possibile evasione fiscale che l’azienda Smartbox, distributrice dei famosi gift box nel nostro paese, avrebbe realizzato negli anni scorsi. L’ammontare della truffa? Ben 100 milioni di euro. Da questi pochi dati possiamo comprendere che se la notizia fosse vera, stiamo assistendo ad un fenomeno di evasione ricco di contraddizioni.

Tali contraddizioni nascono innanzitutto dalla mancanza di informazione, ragione per cui le persone possono continuare ad acquistare i cofanetti senza porsi questioni etiche. La seconda e più importante, risiede nell’analisi della lotta all’evasione fiscale in Italia. Abbiamo assistito a comizi, dove i nostri politici hanno dichiarato a pieni polmoni che la lotta per l’evasione è una delle armi più potenti per risanare la nostra situazione economica (sicuramente disastrosa). Perché allora non si fa chiarezza sulla questione?

Il portale activism.org ha creato una intelligente petizione indirizzata al Presidente del Consiglio, al Ministero dell’Economia e all’Agenzia delle Entrate, con la quale si richiede una doverosa chiarezza sulla questione. E’ stimato che l’evasione fiscale in Italia raggiunge cifre pari a 180 miliardi, un ammontare che, se recuperato, potrebbe realmente donare una boccata d’ossigeno al nostro paese.

La situazione del controllo fiscale nel nostro paese è resa amara dalla tassazione onerosa e spesso ingiusta che colpisce i singoli lavoratori, ma che sta anche soffocando le piccole e medie imprese. Ora, il ragionamento si libera su orizzonti utopistici se speriamo di abbassare le tasse generali recuperando queste somme?

Certamente no, in quanto recuperando i soldi frutto delle truffe fiscali, ogni cittadino e ogni piccola e media impresa potrebbe lavorare con più respiro, fatturare tutta la complessità delle proprie opere e quindi dare il via ad un circolo sicuramente virtuoso.

I risultati potrebbero leggersi non solo in un aumento delle risorse a disposizione dello Stato, tradotte in servizi pubblici, ma anche nella possibilità di non sentirsi oppressi, controllati e vittime di un sistema che non funziona come dovrebbe.

Recuperare il denaro dell’evasione aiuterebbe inoltre lo stato a far parlare bene di sé, alzerebbe il livello di fiducia dei cittadini, i quali potrebbero iniziare a rivolgersi agli enti considerandoli non più come persecutori, ma come organismi che, semplicemente ‘fanno il loro lavoro’. Ce lo auguriamo, di tutto cuore.

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